Mi pare ci siano due poli ben distinti nel modo di raccontare la propria esperienza di novelli genitori.
La prima esprime tranquillità e modestia. Non inquieta, è rassicurante: pare che in essa il piccolo o la piccola quasi non avesse modificato in nulla la propria vita. Di solito è propria delle prime risposte alle domande, prima di sbottonarsi.
La seconda esprime epiche gesta. L’impatto è stato invece devastante, assoluto. Ogni esperienza è stata estrema come la risposta del padre. Di solito è propria dei racconti del passato.
Ad esempio il nostro “macellaro” oggi ci ha narrato che il suo primogenito non lo ha fatto dormire per tre anni. Letteralmente.
Dove stiamo noi?
Naturalmente nell’esatto, moderato, corretto e veritiero mezzo.
