“Vi fa dormire?”

13 Ottobre 2007

Mi sono ritrovato molte volte a fare questa domanda a nuovi genitori.

Ora mi ritrovo dall’altro lato scopro non essere una mia fissazione o stravagante curiosità e non posso non chiedermi il senso di quella richiesta. È tra le prime che ci viene rivolta.

In sé, ha un senso. Uno dei primi problemi che deve affrontare un genitore è proprio quella del sonno. Nel peggiore dei casi la bambina o bambino passa intere notti insonni o, come si dice, scambia la notte con il giorno. Nel migliore vi sveglia nel cuore della notte per mangiare o essere cambiata/o. Preoccuparsi di questo aspetto esprime una sana preoccupazione dei problemi che occorre affrontare. Eppure non si tratta dell’unica emergenza, quindi deve esserci almeno un’altra spiegazione di tale insistenza.

Una lampante conseguenza della nascita è la completa rivoluzione delle proprie abitudini.

La prima o più evidente è proprio quella costituita dall’alternanza veglia-sonno. Forse per questo motivo su di lei si annida la curiosità sui cambiamenti provocati dal “lieto evento”. In fondo la capacità di controllare il proprio sonno è sinonimo di maturità, di gestione del proprio corpo. La prima sfida con i propri genitori si gioca proprio su questo terreno: l’ora in cui ci si può coricare. Il primo gesto (adolescente) di affermazione di sé si esprime spesso nella notte passata fuori casa in compagnia degli amici.

Per gli adulti la possibilità di dormire afferma la capacità di autoderminazione dei tempi dell’esistenza, la qualità della propria vita.

Verificare il controllo degli altri su tutto ciò permette di definirne la maturità o lo stato. In alternativa di confermarsi nella propria nel confronto della mancanza dell’altro.

Oppure semplicemente essendo la conseguenza più nota della maternità, quella che tutti conoscono, è l’argomento più semplice utile ad instaurare una conversazione.

C’è un’altra alternativa, ma è meno nobile. Ci si sfotte!

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