Forse è troppo presto per festeggiare. E forse era troppo presto per usarla. Ma ieri abbiamo messo – in occasione del secondo compimese – il piccolo sotto una di quelle palestre per infanti che mia sorella ci ha “passato”.
Non si era mai interessato troppo ai giochi evidentemente troppo da grandi. Ma questa volta l’abbiamo messo al contrario, da lato della palla che credo debba essere presa a calci.
Questa volta a cominciato a prenderla a pugni. Muovendosi questa faceva rumore per il sonaglino che c’era dentro e ondeggiava da tutte le parti.
Ebbene, lui è impazzito dalla felicità (un gaudio che in questa fase della vita si esprime con un viso beato e gli arti che si muovono su e giù in maniera scomposta quanto febbrile, presto le foto).
Abbiamo visto per la prima volta nei suoi occhi la soddisfazione di riuscire ad intervenire su qualcosa, ad operare sulla realtà fisicamente per cambiarla.
E giocarci pure.
Mi pare ci siano due poli ben distinti nel modo di raccontare la propria esperienza di novelli genitori.
A quanto pare i maggiori problemi del “trattare” con un neonato provengono dalla loro incostanza. Almeno da quando si è deciso di rispettarne i ritmi.
Mi sono ritrovato molte volte a fare questa domanda a nuovi genitori.