“Fate di me quello che volete”

25 Settembre 2007

E’ impossibile capire cosa pensa un neonato. Qual è il suo punto di vista. Come percepisce, se e come la pensa, cosa sente. Eppure ci sono momenti in cui ti ritrovi a comportarti come lui, quasi ad imitarlo. Scopri in te reazioni che evidentemente ti riportano a quell’esperienza, istinti che non si sono del tutto dissolti.

Ad esempio, c’è stato un momento in cui mi sono ritrovato a comportarmi nella stessa maniera: dal dentista.

In genere è fondamentale avere il pieno controllo di noi stessi. Piena responsabilità delle nostre azioni e di quello che ci succede: “decidere del nostro destino”.

Raramente ci affidiamo totalmente ad altri. Certo, l’affidarsi a sistemi esperti è parte fondante della vita moderna. Occorre avere fiducia di tecnici, scienziati, medici e di tutte le “persone competenti” che ci sono indispensabili.

Ma questo affidamento è sempre relativo, in qualche modo sempre scelto.  Tranne in un caso, ovvero quando ci sediamo nella poltrona del dentista. Da quel momento qualcuno si occupa di noi e, in qualche modo, completamente impotenti. Siamo lì, fermi senza vedere o ben capire cosa ci succede. L’unica cosa da fare è stare a bocca aperta e fidarci.

In questi giorni sono stato dal dentista e mi sono ritrovato in quella esatta situazione e mi sono rivisto in un atteggiamento del piccolo. Ovvero in quello che, fino ad ora, assume quando lo cambiamo. Quasi immobile, silenzioso, ci guarda nella speranza che quello che gli stiamo facendo finisca presto. Ci pare certo che facciamo cosa a lui utile, a volte piacevole, e fin che il disagio non supera un certo livello si fida di noi.

Ci hanno detto che questa fase passa, crescendo comincerà a star sempre meno volentieri nel fasciatoio, si muoverà, strepiterà. Si affiderà sempre meno, e sempre meno senza dubbi.

Almeno fino a quando non cadranno i denti da latte…

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