Letture: Ma dov’è l’”ecologia della nascita”?

14 Settembre 2007

Immagine di Ecologia della nascita

Non sono sicuro se consigliarvi questo libro.

Vedere come le cose potrebbero essere e poi confrontarsi con una realtà ben diversa può dare inutili delusioni. E’ come prepararsi all’idea di un gelato e scoprire che è stato finito. In questo caso, neanche acquistato.

E’ successo a noi e credo purtroppo, sia destinato a succedere a moltissimi altri. Quindi se volete sapere di che gusto è questo gelato proseguite pure la lettura.

Abbiamo già parlato della delusione, dopo aver visto la nostra sala parto a seguito della lettura del libro di Michel Odent. A quanto pare si tratta di uno dei protagonisti storici dell’avvento del “Parto Attivo“.

Questo testo racconta la nascita, nella città di Pitchviers, nella provincia francese, dove Odent venne nominato primario dal 1962, di un nuovo approccio al parto. Il testo, molto semplice nella scrittura, ha la struttura di un’autobiografia. IL medico narra in prima persona, con l’ausilio di numerose foto, l’origine di questi esperimenti. L’influenza del clima di quel tempo – ad esempio viene citata la famosa Nemesi Medica di Ivan Illich e il Leboyer di Per una nascita senza violenza - e soprattutto i forti dubbi verso un parto che in quel mezzo era completamente medicalizzato. Così la descrive Sheila Kitzinger nell’incipit della sua introduzione intitolata emblematicamente “Una nuova libertà”:

Giacciono come balene arenate, enormi ammassi di carne, immobilizzate, intrappolate su letti troppo stretti, accecate da una luce abbagliante. Ciascuna delle quettro donne è separata dalle altre solo da una tenda. Tra le sua gambe spunta un filo. E’ collegato a una macchina dal verde occhio lampeggiante che vomita incessantemente e ordinatamente una lunga striscia di carta che ricade in spirali sempre più spesse man mano che il tempo passa. (p. 11)

Da questo dubbio iniziale, la nuova metodologia viene narrata come un’evoluzione graduale e lenta. Fatta di scoperte e tentativi, dove

paradossalmente fu proprio la mancanza di una specifica preparazione in campo ostetrico a rendermi più disponibile ad apprendere dall’esperienza. (p. 34)

Infatti Odent è un chirurgo. Le sue maggiori esperienze sono su fronti bellici (in Guinea tra l’altro) dove ovviamente i parti non erano la preoccupazione media principale. E’ lo straniamento di colui che vede le cose dall’esterno (relativamente in questo caso), senza lo sguardo istituzionalizzato dall’esprerienza o dall’abitudine ha consentire di vedere meglio l’artificialità di alcune scelte. Difatti il principio generale utilizzato diventa quello del rispetto del sapere e dei tempi delle donne:

Non ero certo io la figura principale del dramma della nascita, anzi spesso ero addirittura considerato un un intruso. L’idea del parto come evento medico ha trasformato quasi tutti i reparti maternità del mondo in laboratori di alta tecnologie e reso le donne oggetti passivi; la nostra scoperta del parto come esperienza sessuale ed emotiva ci porta, al contrario, a considerarci di semplici ‘agevolatori’ del parto, una sorta di retroguardia medica il cui compito è intervenire il ‘meno’ possibile. Il nostro primo dovere è non disturbare. (p. 36)

Il resto del testo descrive altri dettagli del metodo applicato. In particolare viene descritta l’atmosfera del reparto e la sua apertura all’esterno, con incontri preparatori, stanzeper le conversazioni, gruppi di canto collettivo, riunioni successive. Il tutto in un’atmosfera raccontata con serena e festosa dove ovunque domina la tranquillità.

Non ci sono orologi in sala parto. Non c’è fretta. Nessuno a mai pensato di registrare il momento esatto della nascita, a meno che i genitori siano interessati all’astrologia [...] Ci sono specialisti molto impegnati e impazienti di fare qualcos’altro che spesso cercano di accellerare questo periodo dopo la nascita. Per noi, invece è il momento più prezioso.

Non c’è niente da perdere, e così tanto da guadagnare, a lasciare che madre e figlio imparino a conoscersi come vogliono. (p. 107)

Il testo prosegue con un capitolo dall’esplicito titolo “antiostretricia” in cui vengono paragonate una per una le normali pratiche ostetriche con le esperienze di Pitchviers dal concetto di “rischio ostetrico” alla “rottura delle membrane” passando per l’uso di farmaci e dell’esiotomia. Intervallato da pagine di racconto in presa diretta de parte di partorienti e personale si chiude con un capitolo intitolato “Per un’ecologia della nascita” (il titolo originale del libro era Born Rebornc) che fornisce una visione di prospettiva per il futuro. Tra queste, il libro è scritto nel 1984, questa è rappresentata dalle “Raccomandazioni dell’OMS per un parto non violento” dell’85. Un futuro che pare ancora passato…

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