L’attesa di gruppo

2 Settembre 2007

Avere la stanza nella clinica a pochi metri dalle sale parto ci ha consentito di osservare, ma a dire il vero soprattutto ascoltare, il rapporto di molti gruppi più o meno estesi di amici e parenti e il momento della nascita.

Se, infatti, di solito la (spesso) lunga attesa del travaglio è condivisa oltre alla mamma, sempre più spesso, dal papà e, quindi, da qualche suocera o suocero. Pare essere invalsa l’abitudine di condividere questo momento con un clan ben più ampio di persone.

Il travaglio può essere lungo anche molte ore, in questo tempo un gruppo di 10-15 persone si alternava nel pianerottolo tra il corridoio con stanze e sale parto e gli ascensori del piano. Sicuramente non erano solo parenti stretti, ma amici di famiglia, amici di Lui, amiche di Lei, colleghi qualche bambino e nipotina. Una piccola folla ansiosa e vociferante. In qualche modo allegra ma anche parecchio rumorosa.

E’ una perfetta flash o smart mob contemporanea. Sicuramente (auto)convocata attraverso un rapido giro di sms e dotata di tutte le tecnologie per la ripresa fotografica e video, ma anche dei generi di prima necessità per la prolungata attesa a mo’ di accampamento (naturalmente l’uso di quest’ultimo con l’ovvio rammarico di chi dovrà poi pulire). Attende per ore, il mattino la sera ma anche in piena notte (introno alle 5-6 am nel nostro caso), con qualche segno di stanchezza o impazienza (anche nei confornti di chi cerca di farli defluire in altro loco). Fornisce supporto morale della madre se ancora nei corridoi o del padre che esce appositamente della sala travaglio e momenti di piacevole giubilo che caratterizzano la lieta novella. In questo caso accompagnati necessariamente dal passaggio in visione del/la neonat/a fatto uscire appositamente fuori dalla sala parto per qualche momento da una infermiera od ostetrica compiacente (o che vede in questa l’unica possibilità di liberarsi della folla).

Una passerella accompagnata da qualche urla o applauso ma soprattutto da molteplici e rapidi scatti di foto con macchinetta o cellulare e riprese video. Inutile dire che queste vengono poi immediatamente riviste e confrontate con piacere e ilarità.

Credo sia una rilettura moderna dell’attesa casalinga della famiglia allargata del passato. Un momento collettivo di festa vissuto negli stessi sguaiati quanto tecnologicamente avanzati modi utilizzati nella vita quotidiana. Incuranti di alcune convenzioni del bon ton, ma che almeno non si esauriscono nei confini ristretti della famiglia nucleare.

Chissà se il clan esiste ancora passata la festa?

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