“E’ il vostro primo figlio?”

27 Agosto 2007

Paiono esserci almeno due modi per confrontarsi con un coppia in attesa.

Il primo è quello dello stupore, della scoperta di una diversità fisica, di un evento a tratti sconosciuto (è il caso di bambini o giovani i n genere) o il riconoscimento di un tratto già percorso, il ricordo di un emozione provata (è il caso delle persone anziane e, in qualche caso, delle nonne). In questi si esprime la solidarietà verso un lieto evento di cui si ignorano o si ricordano a mala pena alcuni passaggi. Allora l’allegria può lasciar posto solo alle domande o ai ricordi.

Il secondo è quello della conoscenza, dell’istruzione.

Il parto, come la gravidanza e la prima infanzia, sono un esperienza in qualche misura, traumatica. Drammatica per alcuni tratti, in ogni caso memorabile. Mette alla prova consuetudini e fibre morali, la resistenza fisica e le coppie più solide. Mette a rischio relazioni parentali e di vicinato come l’equilibrio fisico e lavorativo dei suoi protagonisti. E’ spesso vissuta e raccontata come un’epopea. Una battaglia da cui si è usciti, con qualche fatica, vincitori.

Non stupisce allora che l’atteggiamento di molte persone che abbiano da poco passato questa esperienza sia assimilabile a quella di un reduce. Colui che è sopravvissuto ad un conflitto.

Il reducismo può esprimersi in molti modi. Nel caso della gravidanza quello che mi pare dominante rimanda al fardello della conoscenza, cioè al bagaglio di saggezza che l’esperienza del parto ha conferito ai suoi protagonisti. Una conoscenza che per fortuna si esprime spesso come ammaestramento e istruzione.

Il tutto si origina da una domanda: “E’ il vostro primo figlio?”

Alla risposta affermativa il tono della coppia cambia. All’evidente ferita del reduce – nella forma di ruga sulla fronte o meglio di bambino/a nei paraggi – si affianca allora un’espressione mista tra quella del sergente istruttore e del fratello maggiore (quando la si è combinata grossa). Ma ancor meglio quella faccia è stata riassunta da questa scena della nostra serie preferita: è quella della coppia che si avvicina al matrimonio!

NotaBene: i consigli e le esperienze scambiate tra genitori, alla pari, sono fondamentali. Ci sembrano oggi il modo in cui si ricostruisce una sapienza diffusa sulla gestione di nascita e prima infanzia che per vari motivi si sta perdendo. In fondo è anche quello che trovate su questo blog, chissà se con lo stesso tono?! :-D

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