Questa sera abbiamo avuto il nostro secondo monitoraggio.
Siamo arrivati in una clinica chiusa e vuota all’ingresso ma con qualche attività nei piani alti, quelli dedicati ai travagli. Con l’occasione del monitoraggio siamo entrati nella parte riservata al momento conclusivo della gestazione: i “box travaglio/parto” e la “sala parto“.
Avevamo pensato, sperato, sentito di questo luogo. In fondo non è così importante: ci si passa qualche ora (al massimo una giornata o due), certo di un momento importante, ma quel che conta inizia dopo.
Però qualche aspettativa rimane. Soprattutto dopo aver cercato e scelto una della cliniche in cui vengono rispettati alcuni principi “innovativi” rispetto al parto cd attivo o naturale. Soprattutto nel mio caso: ho infatti letto recentemente il libro sbagliato.
Su Ecologia della nascita Michel Odent racconta delle esperienze di parto attivo e naturale svolte in un piccolo ospedale della provincia francese dagli anni sessanta. Anche grazie ad alcune foto si possono vedere donne partorire accovacciate, rilassarsi in acqua, accoccolarsi con il bambino ancora attaccato al cordone con a fianco il marito pronto vicino alla vaschetta per lavarlo.
In quella piccola “sala parto”, battezzata Sala selvaggia, non c’erano lettini, né staffe. Le luci erano soffuse, i colori caldi e il letto formato da enormi cuscini, basso e largo. Medici e ostetriche vestiti “in borghese” e le famiglie (nelle foto) spesso nude.
L’atmosfera idilliaca non poteva non risvegliare il mio nascosto spirito naturalista e new age. Qualche speranza cominciavo a nutrirla, in fondo le cose stanno cambiando… E poi sono passati tanti anni!
La nostra sala parto non assomiglia in nulla a quella.
Devo descriverla?
Per fortuna è piccola, ma assomiglia ad una stanza di ospedale. Letto ospedaliero, circondato da piccoli o grandi strumenti: il monitor, il misuratore di pressione, gli attacchi per l’ossigeno. E finalmente in un angolo le staffe!
Per entrare il padre deve indossare maschera, tuta-camice e copriscarpe da camera operatoria. E stiamo parlando di una delle poche strutture romane che permettono il “Padre in Sala Parto” e sono dotate di alcuni dei moderni comfort per il nascituro, quali il Rooming In o – per la mamma – l’anestesia epidurale gratuita e garantita in caso di necessita’, volonta’ o bisogno (sui dibattiti in merito ai rischi e alle opinioni connessi all’epidurale ne parliamo magari poi in un’altra sezione, perche’ anche questo e’ un tema complesso e che scatena dibattiti che possono diventare anche molto accesi – vedi – un post che mi ha fatto desistere dal frequentare ulteriormente il suddetto forum, anche se ad onor del vero la polemica e’ rientrata nel giro di pochi giorni.
Mi sa che il famoso superamento della medicalizzazione del parto deve ancora fare della strada…

24 Agosto 2007 a 11:38 am
Pultroppo caro marco hai ragione…quando sono arrivata in quella stanzetta blu, ho fatto portare via le staffe, ho attaccato il mio stereo con la musica che avevo scelto per questo momento intimo e mi sono concentrata su me e mia figlia.
Ho cercato insomma di avere alcuni elementi che mi facessero sentire “a casa”…
Certo, è un ospedale e ricordo vagamente che mentre ero in travaglio entravano ed uscivano medici, anastesisti ed altro e a volte si fermavano vicino la portsa della stanzetta a chiacchierare…la sentivo come una sorta di violenza, di invasione in una zona molto intima del mio essere (forse fareste bene a parlarne con la vostra ostetrica, il rispetto per un momento così unico e per certi versi mistico non è per niente scontato pultroppo!!!).
Se ci fossero stati una serie di giusti presupposti, avrei scelto il parto in casa. Comunque sono riuscita a vivere con Antonio quel momento come avrei voluto, tutto ciò che contava era essere parti attive di quell’evento e non subirlo e fortunatamente, ad un certo punto…entri in una sorta di stato alterato di coscienza per cui poco ti importa dove sei, sei in un tempo ed uno spazio tutto tuo, vostro…il resto è noia!!!
p.s. anche il fatto di avere in cucciolo con voi su bito dopo il parto per attaccarlo subito al seno è una questione che affronterei in maniera chiara con quelli che vi seguiranno.
Fede, fidati di tuo figlio…lui è perfettamente competente!!!!
pensa solo ad aprirti e se senti che può essere utile, urla, fallo a squarciagola…non temere le reazioni di chi ti guarderà come se fossi una pazza che rifiuta l’epiturale.
Ricordati che sei il potere della creazione nei panni di un essere umano!
abbracci a tutti e tre, ci si vede presto!!!
14 Settembre 2007 a 1:50 am
[...] già parlato della delusione, dopo aver visto la nostra sala parto a seguito della lettura del libro di Michel Odent. A quanto pare si tratta di uno dei protagonisti [...]
8 Marzo 2008 a 9:43 am
ciao, sono una mamma di napoli che per evitare tutto questo ha partorito a casa.Ma avere bypassato la brutta eserienza non mi basta e cerco, ora, insieme ad altre donne di diffondere un po’ di informazioni, dare sostegno…insomma il vecchio grande sogno di cambiare un po’ le cose.abbiamo convinto un po’ di persone del fatto che ci vorrebbe una casa maternità….ci hanno dato uno spazio per fare una mostra fotografica sul tema parto medicalizzato e non….non è che volete condividere con noi l’esperienza?idee, foto, testi, testimonianze….ciao Micòl